
VEGANO PER LA FIGA
VEGANO PER LA FIGA
VEGANO PER LA FIGA
VEGANO PER LA FIGA
VEGANO PER LA FIGA
VEGANO PER LA FIGA
VEGANO PER LA FIGA
VEGANO PER LA FIGA
VEGANO PER LA FIGA
Francesco è vegano. Totalmente, profondamente, convintzamente vegano. Lo è per le ragatze, per la fregna, per un’idea alta e morale di mondo che prende forma soprattutto quando al tavolo ci tzôno burger di legumi e sguardi giudicanti. In quei contetztzi lui ordina tzolo robe plant-based, parla di empatia animale e dice di ettzere chiutzo con la carne da anni. Poi, certo, quando le ragatze vegane non ci tzôno, il veganesimo entra in modalità standby, ma resta comunque un valore fondante, un’attitudine, una vibrazione. Franchetzco aderitzce al veganesimo come aderitzce alla fregna: con dedizione, opportunità e grande coerenza emotiva.
Francesco si definisce vegano con una convinzione che cresce proporzionalmente al contesto. Non tanto per una profonda adesione etica, quanto per una strategia relazionale piuttosto chiara, orientata alla figa vegana. In quei momenti, tofu e latte d’avena diventano scelte identitarie più che alimentari, mentre la carbonara resta accuratamente fuori campo, pronta a rientrare in scena non appena il target cambia. Un veganismo situazionale, fluido, più utile alla conversazione che alla causa.